Il Felicitario, mi racconto

 

Stefano Scialpi

Mi chiedono.. Chi è Il Felicitario?

Inizierò dalle origini…
La felicità chi è? Da dove viene?
Come mai se ne vede così poca, in giro?

Ho capito, crescendo, che l’alternativa alla felicità, cioè tristezza, frustrazione, infelicità, ecc ecc, è l’unico ed infallibile metodo che la vita ha scelto per darci l’opportunità di percepirla, quando decidiamo di bussare alla sua porta.

A casa sua?

Ebbene si, tocca a noi bussare alla porta della felicità, ha una piccola casetta nascosta fra le montagne, raggiungibile solo a piedi.
Il mio percorso nella sua direzione mi ha portato altrove per anni, togliendomi ogni certezza e convinzione, lasciandomi libero solo di sceglierla per davvero o di abbandonarla per sempre.

Tanto ‘C’è chi sta peggio’…

La felicità va scelta, la felicità è una cosa seria.

Compromessi o scelte

La vita che avevo scelto seguiva un modello che sembrava disegnato per me, ma qualcosa molto presto mi ha dimostrato che mi sbagliavo: la sofferenza.
Sebbene fossi professionalmente soddisfatto, nel privato la vita rispondeva picche, le problematiche si moltiplicavano, i risultati parlavano di dolore e rabbia.
Altro che felicità.

La svolta

Lavoravo nella comunicazione web, avevo clienti di fama internazionale, insegnavo e guadagnavo molto bene. Eppure tutto continuava ad andare a rotoli, sia dentro che fuori di me.
Avevo selezionato con cura il manuale del buon Italiano medio, ma per me il compromesso quotidiano del lavora per fare i soldi che ti servono per vivere non ha funzionato.
È l’amore che muove il mondo, non il denaro, non la fama.
Grazie all’amore puoi raggiungere denaro e fama, fama e denaro non puoi usarli per raggiungere l’amore.

Non funziona.

Compromessi zero, voglio essere felice.

Ho mollato tutto ed iniziato ad assaporare la differenza fra il fare e l’essere, interrogandomi sul motivo per cui fossi qui, sentivo di avere qualità inespresse, che forse neanche io riuscivo a percepire.

Ma io, chi sono?

Inevitabile, prima o poi colpisce tutti.

La DOMANDA.

Ho accolto i pareri degli altri, che mi hanno sempre descritto come una persona che non si abbatte, sempre disposta a vedere il lato positivo, pronta ad offrire una parola utile.
Poi mi sono chiesto cosa mi piacesse, la risposta è stata, inesorabile, essere felice e far notare agli altri che si può.
La mia attitudine.
Sono felice quando gli altri scoprono le proprie qualità, quindi l’opportunità di essere felici.
Ciò che io stavo rivoluzionando in me era quello che più mi piaceva negli altri.

Specchi.

Ho scelto di cambiare tutto, mollando il lavoro ed accogliendo ciò che la vita mi offriva.
È stato difficilissimo, ma ero in una condizione in cui tutto quanto vissuto non mi bastava più, mi nutriva di più la paura del rischio di quella di sentirmi morire ogni giorno di più.
Le resistenze della famiglia di origine, scombussolata dalle mie scelte (coerentemente con il suo vissuto) e del contesto sociale in cui vivo, hanno contribuito in alcuni casi a rallentarmi ed hanno attentato alla mia fiducia.

Il giudizio degli altri

Poi ci sono stati gli altri, che sanno sempre cosa è giusto e cosa è meglio.
Quando ho scelto di mollare il vecchio per il nuovo, la prima sensazione è stata…

Si, ma ora?
Io cosa so fare?”

Tutte le risposte conducevano al passato, ma la vera vittoria è stata considerare il nuovo come un’opportunità, quindi mi sono lasciato portare da ciò che mi si presentava, seguendo l’intuito ed ascoltando, sempre meno, le voci di chi nella sua vita dimostrava di stare fermo.

Ogni opportunità che per abitudine avrei scartato, diventava la prima che sceglievo, perchè mi sono reso conto che ciò che non avrei mai fatto nascondeva tutto ciò che non conoscevo.
Quindi avrei messo alla prova nuove parti di me, quindi favorendo nuovi risultati.

Questo mi ha portato per un periodo a fare le attività più disparate, che dall’esterno apparivano come una perdita di tempo.

E’ facile giudicare qualcuno che non fa ciò che fanno tutti, c’è stato un momento in cui collaboravo con un’assicurazione, mi occupavo di grafica, lavoravo in SKY, studiavo pedagogia ed iniziavo il percorso di studi di coaching.

Le mie orecchie si sono abituate al giudizio di chi pensava che stessi buttando via del tempo, ho imparato a comprendere quanto sia destabilizzante per alcune persone vedere qualcuno che segue il proprio intuito e non si preoccupa delle conseguenze.

Le persone più vicine, sono tendenzialmente quelle che giudicano di più, perchè si preoccupano, è il loro modo di voler bene.
Probabilmente facendolo mi confermavano che ero sulla strada giusta.
Strano, lo so, ma ha funzionato e le ringrazio tutt’ora.

Tutti seguono lo stesso modello, quindi all’inizio è stato faticoso far comprendere che io sarei andato avanti, comunque.

L’ho fatto, ho creduto in me, da solo.

La conferma è quotidiana, seguire ciò che sento è stata ed è l’avventura più entusiasmante.

La vita ha risposto.

Negli anni ho ideato l’educatore al risparmio, che mi ha portato in quella riunione nella quale una collega mi ha parlato del Coaching, vedendo in me le attitudini naturali di un Coach.
Non sapevo cosa fosse, ho scoperto poco dopo che era l’attività che meglio riassume le mie attitudini naturali.

Ho fatto il percorso di formazione ed iniziato a praticare, con la sensazione che le cose iniziano a prendere forma..

Una serata di presentazione di un corso qualsiasi mi ha fatto incontrare colui* che mi ha parlato della Pedagogia Steineriana, della quale darò la tesi nel dicembre 2015 alla fine di un percorso meraviglioso durato 4 anni ( e mezzo ).

*non ricordo chi fosse, probabilmente serviva solo per darmi quella informazione, era il momento giusto.

Una discussione con un compagno di avventura che ha deciso di abbandonare il nostro progetto mi ha costretto a mettermi in gioco prima che mi sentissi pronto:  ho iniziato così a condurre corsi di formazione su temi che non avevo mai presentato.

I fatti hanno dimostrato il contrario, ero pronto.
Molto spesso la vita sa meglio di noi, quando siamo pronti.

La vita ha risposto presente.

Ho iniziato a lavorare per le persone, individualmente e in gruppo.
Oggi fatico a chiamare lavoro ciò che mi retribuisce, mi piace, mi diverte, non mi pesa.
Un giorno del 2015 ho sentito l’esigenza di pormi di nuovo quella domanda, in una mattina qualunque, fra uno shampoo e dei biscotti.
La sera precedente avevo riletto una lettera scritta ad una fidanzata dei miei 18 anni.

“Noi siamo qui per essere felici, non c’è niente di più importante”

Non gliel’ho mai consegnata, ero troppo timido. Ma io, chi sono?

Ok, il Coaching e la pedagogia Steineriana, ma … Chi…

Pedagogia Steineriana = educazione
Coaching = percorso che conduce ad un obiettivo, allenando all’azione, forgiando la forza del cambiamento

Da sempre parlo di felicità.. Come si chiama colui che educa, allena e forgia alla felicità?

Il Felicitario

Eccomi, piacere, Stefano Scialpi, Il Felicitario

Mi occupo di FelicitàCos è la felicita?

Felicità è chiarezza.

Viviamo un istante di felicità ogni volta che viviamo lo stupore di una novità dentro di noi.
In qualsiasi ambito della nostra vita, che sia professionale, sentimentale, privato o sportivo, quando vediamo chiaramente qualcosa di nuovo entrare (o uscire 😉 ) in noi, siamo felici.
Il nostro compito è far sì che accada il più spesso possibile…

CONTATTAMI!

Scrivimi e ti risponderò al più presto! :) Stefano